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Raspanti
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mwcgRaspanti è la denominazione che nel periodo mwcwcomunale (mwda1303-mwdq1416) indicò le corporazioni della mwdgborghesia artigiana al governo della città di mwdwPerugia avversata dai Beccherini (denominazione del popolo minuto che sosteneva il ceto nobiliare). Nel significato simbolico delle figurazioni, mentre la fazione popolare dei Raspanti evocava gli artigli del gatto nell'atto di ghermire la preda, il becco dei Beccherini rappresentava la voracità del falco impiegato dal ceto nobiliare nell'esercizio della caccia.
Contents
• Note
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Il governo artigiano
Nella seconda metà del mwfaXIII secolo nella città di Perugia, insieme ad un notevole accrescimento demografico favorito anche dallo spopolamento del contado, si verificò l'affermazione della borghesia mercantile che, organizzata in mwfqcorporazioni artigianali, riuscì a prevalere nelle magistrature di governo. La nuova classe borghese dei Raspanti escludeva dal potere sia la nobiltà, sia il proletariato il quale, in cerca di aiuto, diventava partigiano della fazione che prometteva maggiore protezione.cite-ref-1[1]
Le mwgwArti Maggiori rappresentate da mercanti e cambisti conquistarono il potere del governo cittadino e, nel mwhaXV secolo, trovarono sistemazione definitiva nel piano terreno del mwhqPalazzo dei Priori (mwhg1295-mwhw1443), con allestimento delle due splendide sale: lmwia'mwiqUdienza della Mercanzia e lmwig'mwiwUdienza del Cambio. Seguivano per importanza l'arte dei calzolari, che precedeva le corporazioni di sarti, lanari, tagliapietre, falegnami, fabbri, macellari, tavernieri, panicuocoli e speziali.cite-ref-2[2]
Nel mwkq1303 furono eletti dieci "mwkgPriori delle Arti" che, superando le prerogative delle tradizionali magistrature (mwkwconsoli, mwlapodestà, e mwlqcapitano del popolo), furono i veri reggitori del comune. I comuni popolari di Perugia e mwlgFirenze, sorti in contrapposizione dei governi aristocratici come quelli di mwlwVenezia e mwmaGenova, accrebbero sensibilmente la partecipazione popolare alla gestione del governo comunale. I risultati ottenuti in termini di progresso sociale ed economico dal buon governo della città di Perugia cominciarono a suscitare l'interesse dello mwmqStato Pontificio che, nel mwmg1305, fece eleggere nel mwmwconclave tenutosi a Perugia mwnapapa Clemente V, il pontefice che per primo trasferì la sede pontificia ad mwnqAvignone. Perugia con mwngSiena e Firenze sotto l'influenza dello Stato Pontificio divennero le sole repubbliche mwnwguelfe nel centro mwoaItalia che, nella speranza di mantenere più facilmente libertà ed autonomia, si affidarono al potere politico proveniente dalla lontana sede di Avignone, anziché a quello mwoqimperiale propugnato dalla fazione mwogghibellina.cite-ref-3[3]
L'assedio di Bettona
Nel mwrg1352 la città di Perugia dovette resistere alla pressione militare esercitata dai mercenari al soldo dell'arcivescovo ghibellino mwrwGiovanni Visconti, signore di mwsaMilano, che intendeva colpire il movimento guelfo nei centri più rappresentativi dell'mwsqUmbria e della mwsgToscana. Le milizie mercenarie del Visconti con l'appoggio del feroce condottiero aretino mwswPier Saccone Tarlati e di Bartolomeo Casali, signore di mwtqCortona, invasero il territorio umbro del mwtgChiugi e si accamparono in mwtwPian di Carpine, minacciando Perugia. Il comune, grazie all'appoggio di Firenze, seppe respingere il nemico.cite-ref-4[4]
Successivamente Bartolomeo Casali tentò la rivincita e, congiuntosi con le milizie del mwvqcapitano di ventura mwvgAnichino di Bongardo e di Ghisello Ubaldini, forte di duemila soldati stipendiati dal Visconti si portò nei pressi della roccaforte perugina di mwwaBettona e, dopo aver corrotto il podestà Crispolto Crispolti, riuscì ad impadronirsi del castello. I Raspanti per riprendere la fortezza perduta ricorsero agli aiuti provenienti dalle città alleate di Siena e Firenze e circondarono Bettona, sottoponendola ad un lungo assedio. La lunga trattativa dei perugini con i nemici rinchiusi all'interno del castello permise l'ignominiosa fuga del Casali e dell'Ubaldini - travestiti da nemici - e la fuoriuscita delle milizie del Visconti. L'abitato di Bettona venne incendiato dalle milizie perugine che fecero demolire gran parte delle mura mwwgetrusche, conducendo a Perugia numerosi prigionieri.cite-ref-5[5]
Leggieri d'Andreotto
La pace di Perugia con il Casali venne presto a deteriorarsi. Perugia e Siena si contendevano il territorio cortonese che, posto al confine con la mwzwVal di Chiana, costituiva per entrambe una sicura posizione avanzata. La rivalità fra le due città fu la causa di un lungo conflitto che, apertosi nel mwaa1357, si concluse nel mwaq1358 con la vittoria riportata da Perugia nella mwagBattaglia di Torrita. La prima fase del conflitto era stata sfavorevole all'esercito perugino per una grave sconfitta subita dal suo condottiero Leggieri d'Andreotto nel territorio cortonese. La fazione nobiliare ritenne Leggieri responsabile della sconfitta e sobillò una ribellione dei Beccherini. Nel procedimento che si aprì contro Leggieri la nomina ad ambasciatore conferitagli dall'inquisitore fiorentino Geri de' Pazzi, in vista della trattativa di pace con Siena, gli valse la salvezza dalle ire del popolo perugino.cite-ref-7[7]
Durante il conflitto perugino-senese sul territorio umbro al servizio di Clemente VI si trovava come mwealegato pontificio il cardinale mweqEgidio Albornoz. Nonostante avesse sede ad Avignone, il papato non aveva rinunziato alle proprie ambizioni su Perugia. Nei piani dell'Albornoz Perugia avrebbe dovuto rinunciare alla propria autonomia e diventare una delle tante città del mwegPatrimonio di San Pietro. Il legato, mandato dal papa avignonese a recuperare i suoi Stati, adempì scrupolosamente alla difficile missione facendo costruire in tutta l'Umbria imponenti fortezze (tra le più note, la mwewRocca Albornoziana di mwfaSpoleto), che costituivano una seria minaccia per la città di Perugia. Nel governo della città l'Albornoz, intendendo sostituire i Raspanti con il ceto nobiliare, provvide ad allontanare Leggieri d'Andreotto, ostinato oppositore, nominandolo podestà di mwfqViterbo, importante città del Patrimonio.cite-ref-8[8] |Non appena Leggieri si accorse dell'inganno ritornò in patria, dove riuscì a respingere l'offensiva dei nobili che, approfittando della sua lontananza, intendevano rovesciare il governo dei Raspanti. Il 19 giugno mwgg1362, però, Leggieri venne ucciso da un macigno lasciato cadere a tradimento da un balconecite-ref-9[9]. Così i Raspanti persero il loro autorevole capo, che con saggezza e persuadente oratoria aveva saputo contrastare le astuzie dell'Albornoz. Leggieri viene mirabilmente descritto da mwhwMatteo Villani:
«Uomo di grande animo e al suo tempo
Tullio
, però fu il più bello dicitore si trovasse, e senza appello il maggior Cittadino ch'avesse Città d'Italia che si reggesse a Popolo e a libertà, il più amato e careggiato e dal popolo e da Raspanti, ma à gentiluomini, li cui tratti aveva scoperti, forte era il crepore e malavoglienza.»
Compagnie di ventura nel territorio
Nella seconda metà del mwlaXIV secolo anche l'Umbria, come in precedenza era accaduto nel resto d'Italia, venne attraversata dal flagello della mwlqPeste nera, comparsa in Perugia nel mwlg1362.cite-ref-10[10]
Verso la fine del mwna1364, tuttavia, ancor più funesta del morbo che aveva provocato un consistente spopolamento fu la comparsa nel territorio perugino della mwnqCompagnia Bianca: masnade di mercenari mwnginglesi, mwnwungheresi e mwoatedeschi provenienti dal territorio toscano e che, dopo aver taglieggiato le ricche autonomie comunali di Firenze e Siena, si erano trasferite nel contado perugino. Sotto il comando di audaci condottieri le masnade formavano mwoqcompagnie di ventura che prendevano il nome dai colori e dalle insegne mostrate in battaglia. Per fronteggiare le scorrerie della Compagnia Bianca stanziatasi all'interno del castello di mwogSan Mariano, il governo dei Raspanti assoldò la mwowCompagnia della Stella, formata da mercenari tedeschi condotti da mwpaAnichino di Bongardo. Il Bongardo riuscì sul momento ad allontanare la compagnia avversa dal territorio umbro.cite-ref-11[11] Nella primavera del mwqq1367 la Compagnia Bianca, condotta dal celebre capitano mwqgGiovanni Acuto, tornò in cerca di rivincita. I perugini, colti di sorpresa, cercarono di difendersi dal feroce nemico reclutando scarse milizie cittadine con il rinforzo di pochi soldati giunti da Siena e dai comuni limitrofi. Nella battaglia campale avvenuta nella piana di mwqwPonte San Giovanni l'Acuto sbaragliò l'esercito perugino che riportò gravi perdite: tra i circa millecinquecento morti perirono il podestà e Bulgaro dei mwraConti di Marsciano. Dopo la battaglia l'Albornoz, che dalla vicina mwrqFoligno aveva seguito con compiacenza l'esito del conflitto sfavorevole ai perugini, mosse la sua cavalleria, tenuta pronta in caso di bisogno a soccorrere l'Acuto, alla conquista di mwrgAssisi, mwrwGualdo Tadino e mwsaNocera.cite-ref-12[12]
L'esilio dei Raspanti
Anche dopo la morte dell'Albornoz (mwtwViterbo, 24 agosto mwua1367) la politica del nuovo pontefice mwuqUrbano V continuò a mostrarsi ostile verso il governo dei Raspanti. Nel decennio mwug1359-mwuw1369 Perugia era uscita dalla guerra di Siena duramente provata proprio nel momento in cui essa avrebbe avuto bisogno di tutte le sue forze per far fronte alle compagnie di ventura che minacciavano il territorio e per resistere all'azione di conquista dell'Albornoz.
Esaurite gran parte delle risorse finanziarie prestate dai mwvqVisconti, la città umbra iniziò a perdere gran parte dei territori che aveva conquistato in Toscana nella prima metà del mwvgXIV secolo; nel giro di pochi anni fu costretta a soccombere all'offensiva dei legati pontifici e riconoscere, con la pace di mwvwBologna (23 novembre mwwa1370), che essa, con il suo territorio e il suo popolo, appartenevano «mwwqad ius et proprietatem» alla mwwgChiesa di Roma e ai sommi pontefici.cite-ref-13[13] Così il cardinale di mwxwBurgos, "il Burgense" nominato da mwyaGregorio XI legato in Perugia, prima di fare il suo ingresso in città prese dimora a mwyqFoligno e, approfittando dell'estrema carestia che obbligava i perugini a comprar frumento nelle terre della Chiesa, usò il grano come arma di ricatto. La promessa di una sostanziosa fornitura di frumento fu la proposta del Burgense fatta propria dal consiglio generale svoltosi nella Chiesa di Sant' Agostino, luogo di riunione dei popolari. Il consiglio, non ascoltando il parere contrario dei priori in carica, accolse la proposta del Burgense e approvò il rientro dei nobili fuoriusciti, che furono acclamati dal popolo dei Beccherini al grido di «Viva il Popolo e muoiano i Raspanti».cite-ref-14[14] Il 19 maggio il legato fece il suo ingresso a Perugia fiancheggiato dalla guarnigione che proteggeva il trasporto di some di grano. L'arrivo del burgense provocò una sollevazione popolare che si concluse con saccheggi ed incendi delle case dei più noti esponenti dei Raspanti e con la profanazione del sepolcro di Leggieri d'Andreotto. I Raspanti vennero cacciati dal governo cittadino e banditi da Perugia.
La cittadella di Porta Sole
Dopo essersi procurato il consenso popolare, il Burgense ritenne opportuno provvedere all'edificazione di due fortezze cittadine: la prima nel borgo di San'Antonio, sopra il mw1qmonastero di Monteluce; l'altra, la "Cittadella", sopra la collina di mw1gPorta Sole. L'imponente fortezza della Cittadella, commissionata all'architetto mw1weugubino mw2aMatteo Gattaponi, venne terminata nel mw2q1375 sotto la direzione del legato Gherardo Depuis; con una serie di corridoi sotterranei riusciva a controllare tutte le porte di accesso alla città rendendo sicura l'autorità del legato, ma opprimente e vessatoria la condizione della cittadinanza. Il popolo perugino incominciò a ribellarsi per il peso delle eccessive misure di controllo, che nel reprimere l'autonomia comunale provocavano scontento. Il 6 dicembre mw2w1375, dal rione di mw3aPorta Sant'Angelo mosse la rivolta popolare che, dopo aver ostruito le comunicazioni nei corridoi con il legname da costruzione già accatastato, costrinse la guarnigione pontificia a concentrarsi nel centro della fortezza assediata con i "cacciapreti" (macchine d'assedio).cite-ref-15[15] |All'interno della rocca trovò rifugio il legato Depuis insieme ad altri rappresentanti del ceto nobiliare. La rivolta si concluse con la mediazione del capitano di ventura Giovanni Acuto che, stipendiato da entrambe le parti in conflitto, permise la fuga del legato con la sua corte.cite-ref-16[16]
Il ritorno dei Raspanti
La rivolta del popolo perugino contro l'autorità pontificia facilitò il ripristino delle istituzioni comunali, che per la prima volta permisero la partecipazione dei nobili al governo cittadino. Su dodici priori eletti, quattro furono di estrazione nobiliare. La presenza dei nobili nella magistratura dei priori consentì il rientro dei furiusciti e segnò l'inizio della prevalenza dei "Gentiluomini" sulla borghesia artigiana. La pressione politica nobiliare esercitata nelle istituzioni riuscì ad eleggere nuove magistrature: i "Cinque dell'Arbitrio" e, successivamente, i "Conservatori della Libertà". Questi ultimi, insieme a due priori, divennero organo di polizia investigativa con il compito di reprimere i disordini, che furono regolarmente imputati ai Raspanti tanto che questi vennero messi al bando dalla città di Perugia dai Conservatori.cite-ref-17[17]
All'inizio dell'ultimo decennio del XIV secolo mw7qpapa Bonifacio IX, trovandosi in difficoltà nella sede pontificia (riportata a Roma dopo la mw7gparentesi avignonese), accettò con favore la proposta della magistratura perugina di trasferire la sede pontificia a Perugia, con sottomissione della città al potere della Chiesa. Il 17 ottobre mw7w1392 Bonifacio, accompagnato da un corteo di cardinali, prelati e cavalieri, fece il suo ingresso in città.cite-ref-18[18] Nella Perugia diventata sede pontificia il papa fece un tentativo di pacificazione cittadina, stabilendo la spartizione del priorato in parti uguali tra le due fazioni contendenti ed il rientro dei Raspanti. Dopo un lungo esilio, il 1º luglio mw9a1393 circa duemila Raspanti poterono rientrare in città, accolti con grandi festeggiamenti. Anziché pacificazione, però, il rientro dei Raspanti provocò la loro vendetta con un sanguinoso tumulto popolare contro i Gentiluomini, che si concluse con l'uccisione di mw9qPellino e Pandolfo Baglioni e la messa al bando della fazione nobiliare.cite-ref-19[19]
La signoria di Biordo Michelotti
Il trasferimento della sede pontificia suscitò lo scontento nelle autonomie comunali limitrofe, timorose di perdere la propria indipendenza. mw-aAssisi, mw-qOrvieto, mw-gNocera, mw-wDeruta e mwaqaTodi ricorsero alla protezione dei mercenari del capitano di ventura mwaqeBiordo Michelotti, paladino dei fuoriusciti Raspanti che ritrovarono in Biordo la personalità di Leggieri d'Andreotto; il loro appoggio militare permise loro il rientro in Perugia. Il 5 agosto mwaqi1393 Biordo fece il suo ingresso trionfale a Perugia ed il consiglio generale lo nominò "cavaliere del popolo" perugino e "capitano generale" delle milizie.cite-ref-20[20] Una commissione speciale di venticinque cittadini ebbe l'incarico di mettere al bando centocinquanta Gentiluomini, mentre Biordo decise il rientro di quei nobili non ritenuti colpevoli di sedizione. Fra i Gentiluomini esiliati vi fu mwaqcBraccio da Montone, uno dei più valenti condottieri del tempo, impegnato a non cercare «Niun patto o concordia cum li Raspanti de Peroscia».cite-ref-21[21]
Fu proprio contro i nobili fuoriusciti, in particolare contro Braccio da Montone, anima e guida del movimento nobiliare in esilio che, dopo il tumulto del 1393, il governo dei Raspanti impegnò le sue energie.cite-ref-22[22] Detenendo di fatto ogni potere, Biordo fu riconosciuto come primo "signore di Perugia" anche se durante la sua breve mwaresignoria (mwari1393-mwarm1398) lasciò in vita il priorato e tutte le istituzioni comunali esistenti, preoccupandosi solamente di estendere il suo dominio oltre Perugia.cite-ref-23[23] Dopo il fastoso matrimonio con mwargGiovanna Orsini Biordo e la sposa presero dimora nel palazzo di Porta Sole, ma il 10 marzo mwark1398 Biordo cadde vittima di una congiura ordita da Francesco Guidalotti, abate di mwarsSan Pietro. Nella nuova residenza il Michelotti rimase pugnalato da Giovanni e Annibaldo fratelli, dell'abate di San Pietro.cite-ref-24[24]
La fine dell'istituzione comunale
La morte di Biordo chiuse il periodo della libertà comunale della città di Perugia, repressa successivamente dalle aspirazioni del nascente Stato regionale del mwascDucato di Milano, dalle trame dello Stato Pontificio ed infine dalla signoria di Braccio da Montone. Il duca di Milano mwasgGian Galeazzo Visconti diventerà signore di Perugia nel mwask1400, ma il progetto di creare un grande Stato unitario centro-settentrionale svanirà con la sua morte nel mwaso1402, quando i Raspanti offrirono a mwasspapa Bonifacio IX il governo della città; tale dominazione durò fino al mwasw1408, anno in cui l'esercito di mwas0Ladislao I di Napoli invase Perugia, che diventò caposaldo di future azioni belliche in Toscana. Il 12 luglio mwas41416, nella piana di mwas8Sant'Egidio, le truppe dei Raspanti capitanate da mwataCarlo Malatesta, "difensore dei Perugini per Santa Chiesa", e mwateCeccolino Michelotti, fratello di mwatiBiordo, furono sbaragliate dai nobili fuoriusciti guidati da Braccio, in una sanguinosa battaglia campale durata per molte ore che sancì la vittoria della fazione nobiliare ed il definitivo tramonto del governo comunale. In un'assemblea generale tenutasi a Perugia il 18 luglio mwatm1416, priori, camerlenghi e consiglieri delle arti, per il bene supremo della patria, trasferirono i loro poteri al celebre condottiero Braccio da Montone, acclamato "signore di Perugia".cite-ref-25[25]
Note
cite-note-11. ↑ L. Bonazzi, mwat4Storia di Perugia, Perugia 1875, p. 266.
cite-note-22. ↑ L. Bonazzi, mwauiOp. cit., p. 288.
cite-note-33. ↑ O. Guerrieri, mwauyStoria di Perugia, Perugia 1979, p. 80.
cite-note-44. ↑ G. Mancini, mwauoCortona nel Medio Evo, Cortona 1897, p. 197.
cite-note-55. ↑ L. Bonazzi, mwau4Op. cit., p. 346.
cite-note-66. ↑ G. Mancini, mwaviOp. cit., p. 198.
cite-note-77. ↑ M. Borgogni, mwavyLa guerra tra Siena e Perugia, Siena 2003, p. 89.
cite-note-88. ↑ O. Guerrieri, mwavoOp. cit., pp. 83-85.
cite-note-99. ↑ L. Bonazzi, mwav4Op. cit., p. 356.
cite-note-1010. ↑ L. Bonazzi, mwawiOp. cit., p. 358.
cite-note-1111. ↑ A. Fabretti, mwawyCronache della Città di Perugia, Torino 1887, vol. I, p. 188.
cite-note-1212. ↑ L. Bonazzi, mwawoOp. cit., pp. 362-363.
cite-note-1313. ↑ M. Borgogni,mwaw4Op. cit., p. 92.
cite-note-1414. ↑ L. Bonazzi, mwaxiOp. cit., p. 374.
cite-note-1515. ↑ L. Bonazzi, mwaxyOp. cit., p. 379.
cite-note-1616. ↑ O. Guerrieri, mwaxoOp. cit., p. 93.
cite-note-1717. ↑ O. Guerrieri, mwax4Op. cit., p. 96.
cite-note-1818. ↑ L. Bonazzi, mwayiOp. cit., pp. 406-407.
cite-note-1919. ↑ L. Bonazzi, mwayyOp. cit., p. 408.
cite-note-2020. ↑ O. Guerrieri, mwayoOp. cit., p. 97.
cite-note-2121. ↑ G. A. Campano, mway8De Vita et Gestis Braccii, p. 8.
cite-note-2222. ↑ C. Regni, mwazmIl Conte di Montone e Perugia, Atti del convegno internazionale di studi, Montone 1990.
cite-note-2323. ↑ C. Regni,mwazcOp, Cit, p.132
cite-note-2424. ↑ L. Bonazzi, mwazsOp. cit., pp. 417-418.
cite-note-2525. ↑ C. Regni, mwaz8Op. cit., p. 136.
Bibliografia
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• mwaauAriodante Fabretti, Cronache della Città di Perugia, Torino, 1887.
• mwaacGirolamo Mancini, Cortona nel Medio Evo, Cortona, 1897.
• mwaakOttorino Gurrieri, Storia di Perugia, Perugia, 1979.
• mwaasMassimo Borgogni, La guerra tra Siena e Perugia, Siena, 2003, ISBN 88-8272-152-3.
Atti e cataloghi
• mwaa8Claudio Regni, Il conte di Montone e Perugia, in Atti del convegno internazionale di studi, Montone, 1990.
Voci correlate